Oreste Flamminii Minuto è un grande avvocato. Esperto di diritto dell'Informazione è stato ed è tuttora legale di fiducia di molte testate (L'Espresso, Repubblica, il Tirreno, La Nuova Sardegna, il Mattino di Padova, la Provincia pavese, l'Unità, il Fatto quotidiano) e di tantissimi giornalisti. Una vita professionale, la sua, lunga e piena di momenti difficili o anche divertenti. Che, adesso, almeno in parte ha deciso di condividere con noi, raccogliendo alcuni dei suoi ricordi in un volume appena uscito nelle librerie: "i racconti dell'avvocato - scritti in onore di me stesso", edizioni Memori.
Qui di seguito pubblico la presentazione del libro ai lettori firmata da me che apre il volume:
"Molto tempo dopo, nella finzione cinematografica, sarebbe diventato “Arturo al Portico”. Ma in quegli anni, i Cinquanta, era ancora “Otello alla Concordia”, la trattoria di via della Croce a Roma dove si incrociavano le vite e i destini di molte persone già famose nella Capitale della Dolce Vita o che lo sarebbero diventate in seguito. Al tavolone di Otello sedeva anche un giovane Ettore Scola che, nel 1998, girando La cena, forse ricordava proprio quel periodo e i suoi protagonisti. Lì, tra gente del cinema, del giornalismo e della politica, aveva il suo posto fisso anche un giovane avvocato allievo di Piero Calamandrei: Oreste Flamminii Minuto, l’autore di queste pagine.
E’ proprio a quel tavolo (al quale era stato bruscamente invitato a sedersi da un perentorio quanto affettuoso ordine di Otello) che comincia la nuova vita del giovane Oreste. A quel tavolo e sul campo di calcio dove per la prima volta conosce alcuni degli uomini che lo accompagneranno per un lunghissimo tratto della sua vita, che diventeranno suoi amici prima ancora che suoi clienti. Sono quei giornalisti dell’Espresso che difenderà con passione umana e civile per gran parte del suo percorso professionale: Eugenio Scalfari, Corrado Augias, Livio Zanetti e tanti, tanti altri.
Ma la vita di un avvocato è fatta di tante sfaccettature, alcune amare altre persino divertenti, altre ancora imprevedibili. Così, nel tempo, Flamminii Minuto ha vissuto tante storie, tante vite. Che, oggi, racconta con la leggerezza e con lo stesso spirito un po’ guascone che gli sono propri. Con una eccezione: là dove ricorda un processo che lo ha in qualche modo segnato, quando sul banco degli imputati sedeva un suo amico e collega, Edoardo Di Giovanni, arrestato con l’infamante accusa di apologia del terrorismo e istigazione a delinquere per aver curato la pubblicazione di un libro, l’Ape e il comunista, che raccoglieva i documenti delle Brigate Rosse. In questo racconto il tono del narratore cambia, si percepisce nelle sue parole il clima tremendo degli anni di piombo, l’incubo di una stagione nella quale il confine tra diritto di opinione e connivenza si è fatto labile, nella quale l’emergenza ha rischiato di fare velo ai principi basilari di uno Stato democratico.
La scrittura ironica e scorrevole di Oreste Flamminii Minuto non deve trarre in inganno il lettore. Dietro lo sguardo disincantato di uomo di mondo, di chi ne ha viste e vissute tante, si nascondono (ma solo agli occhi di chi non vuol capire) questioni serie, argomenti che affrontati diversamente sarebbero noiosi, riservati agli iniziati. E’ il caso de La cena da Trimalcione e Law & Order, nei quali chi legge si trova quasi senza accorgersene a riflettere sui temi della giustizia e del rispetto delle regole della democrazia.
Qualcuno, sicuramente più temerario di me, potrebbe sfidare il caratteraccio dell’avvocato Flamminii Minuto e dire che queste pagine sono la prova evidente di quanto su di lui abbia contato la lezione di quel grande giurista che fu Piero Calamandrei, il quale a sua volta coltivava una segreta passione per la scrittura. Qualcuno potrebbe, ma io non lo faccio, perché credo che non me lo perdonerebbe. Però lo penso".