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loscarafaggio

I piccoli indiani di Beppe

diario 22/12/2014

Diecipoveri negretti se ne andarono a mangiar: 
unofece indigestione, solo nove ne restar. 

Novepoveri negretti fino a notte alta vegliar: 
unocadde addormentato, otto soli ne restar. 

Ottopoveri negretti se ne vanno a passeggiar: 
uno,ahimè, è rimasto indietro, solo sette ne restar. 

Settepoveri negretti legna andarono a spaccar: 
undi lor s'infranse a mezzo, e sei soli ne restar. 

Isei poveri negretti giocan con un alvear: 
dauna vespa uno fu punto, solo cinque ne restar. 

Cinquepoveri negretti un giudizio han da sbrigar: 
unlo ferma il tribunale, quattro soli ne restar. 

Quattropoveri negretti salpan verso l'alto mar: 
unoun granchio se lo prende, e tre soli ne restar. 

Itre poveri negretti allo zoo vollero andar: 
unol'orso ne abbrancò, e due soli ne restar. 

Idue poveri negretti stanno al sole per un po': 
unsi fuse come cera e uno solo ne restò. 

Solo,il povero negretto in un bosco se ne andò: 
adun pino s'impiccò, e nessuno ne restò."


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permalink | inviato da danrep il 22/12/2014 alle 17:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

senza rimpianto, professor Monti

diario 26/3/2012

 

Il potere logora chi ce l’ha. Poiché al professor Mario Monti piacciono le citazioni di Giulio Andreotti eccone una delle più celebri, anche se leggermente modificata per adattarla alla nuova versione di super Mario, passato nel breve volgere di pochi mesi dal ruolo di supertecnico al servizio del paese a politico a tutto tondo. Tanto da aver fatto propria la convinzione di chi l’ha preceduto, che il paese sia cosa sua. Silvio Berlusconi era convinto di esserselo comprato con quattro spicci, come un Lavitola qualunque, di poterlo gestire a proprio piacimento forte di una maggioranza militarizzata e prona. Mario Monti non si è preso neppure la briga di metterci qualche centesimo, non ne ha avuto bisogno: a lui l’Italia l’hanno regalata la Bce e una classe politica inetta e in gran parte incapace.
Riverito come salvatore della patria, accreditato di una iniziale fiducia incondizionata, ha messo in atto un’azione di governo senza precedenti, preoccupato non tanto di salvare il paese quanto di dimostrare a chi lo aveva indicato di essere all’altezza del compito. Che consisteva nel fare quel lavoro sporco che altri si erano rifiutati di fare: una riforma delle pensioni che penalizza i lavoratori; un ritocco verso l’alto della pressione fiscale di cui in questi giorni avremo finalmente chiara la portata; finte liberalizzazioni che hanno appena sfiorato le categorie privilegiate e hanno lasciato indenni la grande finanza e gli speculatori; il rinvio sistematico di decisioni fondamentali quale quella relativa alla legge anti corruzione; una riforma del lavoro che, con la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, mette definitivamente in chiaro da che parte sta questo governo.
Non accetteremo che la riforma sia snaturata ha detto non più tardi di questa mattina il ministro del lavoro Elsa Fornero. Appena prima che Mario Monti (da Seul, proprio come facevano i tanto deprecati politici che non vedevano l’ora di andare all’estero per parlare di questioni italiane) minacciasse le dimissioni del governo se il testo messo a punto dai professori sarà modificato. Un insulto a quel Parlamento che, in una Repubblica democratica, dovrebbe rappresentare la sovranità popolare. Cioè il “datore di lavoro” del governo, di qualsiasi governo. Tranne, secondo Monti, di quello da lui presieduto che in soli due mesi ha fatto ricorso continuo ai voti di fiducia, impendendo di fatto alle Camere di svolgere il proprio lavoro.
Volato in Oriente per convincere gli investitori di quelle parti che grazie a lui adesso l’Italia è finalmente un paese affidabile, Monti non si aspettava di essere costretto a presentarsi “dimezzato”, con alle spalle una maggioranza traballante e un sindacato pronto a mobilitare le piazze. Con la minaccia di chiamarsi fuori per “non tirare a campare” cerca di riprendere in mano una situazione che solo l’arroganza sua e di alcuni suoi colleghi di governo hanno creato. Ci creda, professore, la sua oggi è un’arma scarica. Grazie a lei abbiamo compreso che tutto sommato dei tecnici si può fare a meno. E dato che si trova nel lontano Oriente le ricordo quel che diceva Mao Tse tung: il potere politico nasce dalla canna dei fucili. Ma è la politica che deve guidare i militari. O i tecnici, che poi è la stessa cosa.
 
 

c'è poco da essere gai

diario 23/9/2011

 

Lo dico avendo ben riflettuto sulle parole: la pubblicazione di una lista di dieci nomi di politici presunti gay è una operazione violenta e stupida, dal sapore sgradevole di fascismo. Che non può essere liquidata, come ha fatto Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia (al quale si deve la paternità morale se non tecnica dell’iniziativa) come frutto della rabbia per l’ipocrisia di alcuni signori che in Parlamento hanno assunto posizioni omofobe.
Non basta l’ipocrisia a giustificare una lista di questo genere, che oltretutto ha un chiaro sapore ricattatorio nei confronti di altri eventuali personaggi nella stessa situazione: o cambiate comportamenti o vi sputtaniamo pubblicamente.
Gli elenchi di persone da mettere all’indice hanno sempre qualcosa di malato e di feroce che ricorda altre liste.
Per quanto sia comprensibile e condivisibile la rabbia della comunità gay per la quotidiana negazione dei diritti delle persone omosessuali, nulla giustifica il ricorso a pratiche che richiamano alla memoria momenti bui e dalle quali si sono pubblicamente e fermamente dissociate gran parte delle associazioni che rappresentano il mondo glbt, a cominciare dall’Arci gay.
C’è solo da aspettarsi che gli anonimi attivisti che hanno diffuso la lista riflettano seriamente sui danni che hanno provocato con questa loro iniziativa e rinuncino a rendere pubblici ulteriori elenchi di nomi. Sarebbe segno di intelligenza e di buon senso.

l'ultima speranza

diario 21/9/2011

 

Proprio non se ne vuole andare. Resta lì attaccato alla sua poltrona e alle sue paure come se niente fosse, indifferente alla sempre più diffusa insofferenza nei suoi confronti, al fastidio che provoca non negli avversari politici ma persino in chi l’ha votato. Ormai vive alla giornata, come il paese del resto. Difeso da amici sempre meno convinti e da pasdaran votati alla morte consapevoli che senza di lui sarebbe la fine: niente più potere, niente più soldi, niente di niente.
Ogni giorno ha la sua croce, si dice. Ma per il magnate brianzolo presidente del Consiglio a tempo perso è un Calvario: Napoli, Roma, Bari, Lecce, Milano sono le sue stazioni. E le nostre: perché se non dovessimo leggere ogni mattina delle sue amichevoli conversazioni con latitanti, ruffiani e generose signorine saremmo anche più felici. Se non dovessimo essere edotti sulle sue piccolezze, sulle millanterie da bar dello Sport e da Villa Arzilla non inizieremmo la giornata già incazzati.
A questo punto, visto che di fare le valige non ha proprio voglia e che in Parlamento nessuno uomo di buon senso ha il coraggio di dire basta e di voltare una delle pagine più imbarazzanti degli ultimi 150 anni, non ci resta che sperare nell’intervento divino. Per carità, niente di definitivo, non scherziamo. Basterebbe il morbo di Parkinson, una malattia che, secondo quanto appurato da uno studio dell’università giapponese di Tohoku pubblicato su Brain, rende le persone colpite dalla malattia incapaci di mentire. Anzi, di più: il morbo viene associato a una personalità da gran lavoratore, serio, inflessibile e di elevata rettitudine morale. Persone totalmente prive di vizi che a letto portano il lavoro, non bevono e non fumano. Temo però che mister B. sia geneticamente immune.

Politici delinquenti e qualunquisti ben pagati

diario 24/8/2011

 

Non sopporto il qualunquismo da quattro soldi. Non mi piace sentir dire “sono tutti uguali” perché non credo che sia così. Non tollero che persone per bene e mascalzoni patentati vengano accomunati. Credo che questo sia un modo per sollevare un polverone che non consente di distinguere le responsabilità dei singoli, di separare onesti e disonesti. Tutti colpevoli nessun colpevole.
Ancor meno, poi, sopporto i moralisti della domenica, quelli che da posizioni di privilegio generalmente molto ben retribuite (sovente con denaro pubblico) e spesso conquistate grazie alla parola buona, alla spintarella di qualche amico, danno lezioni di etica, compilano pagelle, decidono chi ha diritto di stare tra i buoni e chi tra i cattivi.
E, dal momento che sono diffidente di natura, quando mi imbatto in qualche “Savonarola” cerco sempre di capire chi ho di fronte. Ad esempio, Max Laudadio che dai microfoni di Radio2Rai ha definito delinquenti i parlamentari, a quanto mi ricordo è uno degli “inviati” di Striscia la notizia. Cioè un dipendente di Silvio Berlusconi. E qualcosa a questo punto mi suona stonato: perché se sei davvero un “puro”, uno che pensa che tutti i politici siano delinquenti, allora dovresti evitare di lavorare per un signore che qualche problema serio con la giustizia ce l’ha e che usa il proprio ruolo di capo del governo per cercare di sfuggire ai processi. A meno che mettere tutti nello stesso calderone non sia un modo per far diventare il signore in questione uno come tutti gli altri, uno dei tanti. Perché si sa, così fan tutti.
Detto questo, neppure la reazione sdegnata del presidente del Senato Renato Schifani mi convince più di tanto. Perché è vero che tra i banchi di palazzo Madama siede più di qualche personaggio che ha armadi colmi di scheletri. Se Schifani vuole davvero che nessuno si senta più autorizzato a sparare nel mucchio ha il dovere di far si che i senatori siano davvero “boni viri”. Eviti di chiedere l’intervento del Direttore generale di viale Mazzini. Non è con le sanzioni disciplinari che si elimina il qualunquismo. Tanto più chi le commina in qualche modo fa parte della cosiddetta casta. Piuttosto si faccia promotore di una iniziativa che porti finalmente ad eliminare le mele marce. Altrimenti si rassegni: ci sarà sempre chi, in buona o in mala fede, seminerà la pianta dell’antipolitica. Che nel medio periodo può determinare la fortuna aleatoria di qualche movimento e leader (come nei primi anni Novanta è accaduto con la Lega di Bossi), ma che alla lunga potrebbe travolgere la nostra democrazia.

lasciatelo in pace

diario 30/7/2011

 

Ormai è accanimento. Non nei confronti di Silvio Berlusconi che il Pd vorrebbe riferisse in parlamento sulla crisi economica e finanziaria. Ma nei confronti degli italiani che solo adesso stavano riprendendo fiato dopo mesi e mesi di presenza ossessiva del suddetto in tv, sui giornali, ovunque. Con il rischio di una overdose di fesserie e di un ulteriore peggioramento della situazione di un paese che non ha più la fiducia dei mercati e degli investitori proprio grazie a quanto è riuscito a disfare questo governo nel giro di soli tre anni. Fosse per me lascerei che Berlusconi se ne andasse in vacanza. Tranquillo lui, tranquilli noi. E magari, distraendosi un po’ dai crucci quotidiani, può anche essere che il premier non pensi per qualche settimana ad altre vergognose leggi destinate a levare lui dai guai e a metterci noi.
 

processo lungo memoria corta

diario 29/7/2011

 

Sono passati 45 giorni. Un mese e mezzo dal referendum che il 12 giugno ha cancellato la legge sul legittimo impedimento, ennesimo provvedimento votato da una maggioranza prona ai bisogni privati di Silvio Berlusconi. Un premier, un governo e un Parlamento normali, di un paese normale che non sia l’Uganda di Idi Amin Dada, si sarebbero fermati a riflettere. Ci avrebbero pensato su un bel po’ prima di riprovare a salvare per via legislativa un signore sotto processo a Milano per reati che di politico hanno ben poco, come la concussione e la prostituzione minorile e la corruzione in atti giudiziari. E invece sono bastati quarantacinque giorni per dimenticare che gli elettori italiani, gli stessi che tra meno di due anni saranno chiamati a votare per rinnovare le Camere sempre che la Lega o qualche altro imprevisto non avvicinino la scadenza, hanno detto basta.
Se anche i deputati, come i loro colleghi del Senato, approveranno la legge l’Italia avrà un altro motivo per cui vergognarsi davanti al mondo civile. A dispetto delle affermazioni tranquillizzanti del nuovo ministro della Giustizia, quel Nitto Palma amico di Cesare Previti secondo il quale la legge “non avrà nessun effetto deflagrante”. No, in effetti servirà solo a togliere dai guai un vecchio malato disposto a tutto pur di salvare se stesso. E poco importa se “la mafia ringrazia”, come scrive Famiglia Cristiana.
 

c'è solo la strada

diario 31/3/2011

 

Berlusconi ha ragione. La rottura della maggioranza e l’uscita di Fini e dei suoi dal Pdl ha rafforzato il governo. Dopo lo sbandamento iniziale gli è bastato acquistare a prezzi di saldo un po’ di gentiluomini di campagna per assicurarsi finalmente una solida e finalmente fedele maggioranza parlamentare che gli consente di marciare senza più intralci e senza mediazioni. Come direbbe qualche suo amico del cuore, adesso “quando mamma comanda picciotto risponde”. E risponde sempre sì, senza tentennamenti . Tutt’al più ogni tanto allunga la mano per ricevere la mancia: un ministero qua, una presidenza là, un mutuo da pagare, un parente da sistemare. Robetta, insomma, per uno abituato a considerarsi una specie di bancomat con amici e amiche, tante amiche.
 
Si è creata, ormai, una vera e propria emergenza democratica alla quale troppo spesso ci si limita a reagire con battute ironiche, manifestazioni di piazza, incazzature in diretta televisiva, raccolte di firme che non portano da nessuna parte, richieste di dimissioni. Perché questi signori che dicono di governare il paese se ne fregano altamente: hanno i numeri in parlamento e questo gli basta per fare quello che vogliono. Le camere sono davvero diventate un “bivacco dei manipoli” berlusconiani e delle camicie verdi del trota e di suo padre. Non hanno più remore, non si pongono limiti. Non solo perché senza un minimo di pudore qualcuno, come la signorina Minetti, dichiara spudoratamente di puntare al ministero degli esteri (forse equivocando sulle parole “relazioni internazionali”), ma perché stanno mettendo in atto un progetto eversivo, lo stravolgimento dello stato di diritto, di ogni elementare regola democratica pur di mantenersi incollati alle sedie del potere.
 
In questa situazione occorre uno scatto, una rottura vera, un gesto che dia il segnale della discontinuità rispetto a una prassi quotidiana che non porta da nessuna parte. “Andate casa per casa, strada per strada” fu l’ultimo appello di Enrico Berlinguer a Padova, durante il suo ultimo comizio.
Riprendiamolo, facciamolo nostro. Lo facciano proprio anche i parlamentari dell’opposizione, escano da quelle aule ormai “sorde e grigie” nelle quali non c’è più spazio per confronti e mediazioni. La smettano di essere spettatori di uno spettacolo indecente e scendano in piazza tra la gente, portino casa per casa la politica, preparino davvero il cambiamento e non si accontentino delle comparsate televisive. Ieri ci ha provato Rosy Bindi a dire andiamocene, usciamo da qui. Ma lo spiritoso Massimo D’Alema non era d’accordo. Bene, resti lui assieme a una pattuglia di uomini di buona volontà a fare “vigilanza democratica” e gli altri vadano dove dovrebbero essere, in mezzo a noi, tra i precari e gli studenti, con i cassintegrati e i pensionati sociali, sui tetti e dovunque ci siano persone che vogliono costruire e ricostruire un paese diverso. 

 

 

 

per riflettere, il discorso di Napolitano

diario 18/3/2011

Qualcuno, forse esagerando un po', ha detto che il discorso pronunciato ieri dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitno davanti alle Camere riunite la cerimonia dedicata ai 150 anni dell'Unità d'Italia andrebbe letto nelle scuole. Certo è che si è trattato di un momento importante, sul quale vale la pena di riflettere. Per questo pubblico qui il testo integrale.

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permalink | inviato da danrep il 18/3/2011 alle 11:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa