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loscarafaggio

la scimmia

diario 9/4/2011

Una dozzina di teste di cazzo. Forse neppure razzisti o xenofobi (che non sanno nemmeno cosa vuol dire), solo degli emeriti deficienti che andrebbero presi a calci in culo, senza se e senza ma. I cosiddetti ultrà che ieri a Como hanno chiamato scimmia Abiota Wabara, promessa del basket femminile italiano di origine nigeriana sono figli della stessa madre del sedicente tifoso che il 29 marzo a Londra ha gettato una banana al calciatore brasiliano Neymar durante l’incontro di calcio Scozia-Brasile. Anche lui una scimmia, ovviamente. Ma essere cretini non è una scusante in casi come questi, ha ragione il presidente del Coni che chiede che di questi figuri vengano indicati con nome e cognome. Così, quando li incontreremo al bar o in pizzeria sapremo con chi abbiamo a che fare.

Intanto, però, un primo nome già c’è. E’ quello di Antonio Pennestri, presidente della squadra di basket Comense (battuta sul campo dalla Geas di Sesto san Giovanni di Abiota) il quale ha avuto il coraggio di sostenere che la ragazza, insultata e presa a sputi, avrebbe fatto male a reagire: “evidentemente –ha detto senza nemmeno un po’ di imbarazzo- non ha ancora capito come deve comportarsi un’atleta in tale occasione, con ciò scadendo al livello di chi l’ha offesa”. Insomma, sei qui per giocare, mica per offenderti per così poco… Se qualcuno chiamasse scimmia sua figlia, il signor Pennestri sarebbe sempre così sportivo?

Infine una domanda? A fine partita, il presidente della Comense di basket sarà almeno andato a scusarsi? O se ne sarà andato via sdegnato per la scarsa sportività della giovane? D’altra parte c’è un precedente famoso. Lo fece anche un noto cancelliere tedesco quando alle Olimpiadi di Berlino del 1936 un’altra scimmia, tal Jesse Owens, umiliò gli atleti di casa vincendo ben quattro medaglie d’oro. Ma si sa, quelli erano altri tempi.