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Matteo Renzi e i piccoli fan

Nostalgico, vecchio, rincoglionito. Persino comunista. Se solo ti permetti di esprimere il benché minimo dubbio su Matteo Renzi ormai sei out, fuori moda, all’indice. A sinistra come a destra, che anche il cittadino Berlusconi ha vietato ai suoi dipendenti di criticarlo. E allora cerco di chiarire una volta per tutte, almeno per quanto mi riguarda. Nostalgico non lo sono per niente, non mi mancano i bei tempi andati, che per l’appunto sono andati. Anche se non li rinnego e anzi li rivendico come parte della mia storia personale. Vecchio si, gli anni si cominciano a sentire. Ma non mi sembra una colpa (se non per l’ente che paga la mia pensione). E d’altra parte, poichè molti giustificano la propria passata militanza nel Pci definendola un errore di gioventù, mi sembra lecito escludere che l’esser giovani sia un pregio in sé, visto che a volte porta a far cazzate. Né posso dimenticare che lo smantellamento della sinistra ha avuto inizio anche grazie all’opera di due giovani: quando ci fu il congresso della Bolognina che sancì il passaggio alla guida del partito (o almeno di quel che ne rimaneva) ai “giovani”, Massimo D’Alema aveva poco più di quarant’anni e Valter Veltroni viaggiava attorno ai 36. Il che mi induce a diffidare dalle valutazioni basate sull’anagrafe. Quanto a rincoglionito, se mi guardo attorno direi che sono nella media. Resta comunista, una parola che in tutta sincerità ancora non riesco a considerare un insulto, ma che non mi appartiene più da tempo, da quando si è esaurita la mia personale “spinta propulsiva” e mi sono scoperto una vena socialdemocratica (intesa in senso europeo, non tanassiano). Mi sembra, invece, che altri, pur negandolo con forza, conservino intatto il proprio comunismo giovanile. Lo vedo in una sorta di nostalgia per il tanto esecrato centralismo che attribuiva tutto il potere e tutta la ragione al vertice, al leader che si ama e non si discute; nella voglia di tacitare il dissenso con anatemi e inviti ad andare altrove, per non disturbare il manovratore; nel riconoscersi acriticamente nell’uomo solo al comando, rifiutando il confronto e ridicolizzando (o cercando di farlo) il dissenso, rifiutando a priori, quasi per fede, qualsiasi obiezione. Che tanto si sa, vengono sempre da nostalgici vecchi e ormai un po’rincoglioniti. Personalmente non so se Renzi sarà davvero la carta vincente per il centrosinistra italiano. Ma di una cosa sono certo: che il tifo, l’adesione fideistica, il “comunismo” di tanti suoi sostenitori non gli giovano. 

Pubblicato il 5/2/2014 alle 11.37 nella rubrica diario.

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